venerdì 13 settembre 2019

"IL FUTURO E LA GRANDE SFIDA SUI DIRITTI UMANI" di Eduardo Terrana



 
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IL FUTURO E LA GRANDE SFIDA SUI DIRITTI UMANI                                                    
di Eduardo Terrana

La promozione integrale di tutte  le categorie dei diritti umani è la vera garanzia del pieno rispetto di ogni singolo diritto. La difesa dell’universalità e della indivisibilità dei diritti umani, altresì,  è essenziale per la costruzione di una società pacifica e per lo sviluppo integrale di individui, popoli e Nazioni.
La realtà del mondo però  sempre più evidenzia che queste affermazioni sono rimasti meri principi e che la loro realizzazione è ferma davanti al deserto degli egoismi che ne ostacola il diritto di esistere.
Parliamo allora di crisi dei diritti umani, che è,  al fondo, una crisi di diritti esasperati e dissociati dai valori e quindi dissociati dai doveri, che sempre corrispondono ai diritti.
E’ la crisi di una cultura che ha vivissima la consapevolezza dei diritti dell’uomo, che è più  che mai  decisa a rivendicarli, ma che ha represso la verità fondamentale che la società, la quale dovrebbe godere dei diritti è “Una e La Stessa” con la società che deve realizzare i medesimi diritti. Ora se questa seconda società non esiste, in quanto i suoi membri non sono disposti a investire il quantitativo necessario di energie fisiche, intellettuali, morali, neanche la prima può esistere.
Libertà e sicurezza sociale sono solo per quelle società le quali riconoscono che la     “ Libertà da “, sulla quale insisteva l’Illuminismo, ha senso e reca frutto solo se congiunta con la “ Libertà per”, cioè per i valori che fanno umana, nelle sue varie dimensioni, la convivenza degli uomini al di dentro dei confini di uno Stato.
Ora l’imperativo morale è precisamente il vincolo che congiunge la libertà al mondo dei valori. Senza il diritto non può esistere una società fatta a misura della dignità dell’essere umano. Prima del diritto, però, e a garanzia di esso sta la legge morale, cioè sta la Persona nel suo statuto ontologico di essere morale. La Persona che fonda lo Stato è anche l’operatore insostituibile di un ordinamento, di cui, come recita        l’ Enciclica Pacem in Terris: “ fondamento è la verità, misura e obiettivo la giustizia, forza propulsiva l’amore, metodo di attuazione la libertà”. Ciò che vale a dire: lo stato dei diritti umani nel significato più vero del termine.
La tensione ideale di ogni coscienza dei diritti e della dignità umana deve pertanto tornare ad avere  ed a trovare un approdo: i valori.
Il futuro deve percorrere questa strada. Una strada in cui alle parole ed alle dichiarazioni corrisponda il riconoscimento del primato ontologico della Persona sulla Società, dei doveri sui diritti. Una strada  in cui si affermi il principio della non violenza e della non discriminazione, che significa rispetto della Persona e della sua personalità, significa uguaglianza di opportunità, significa accettazione delle diversità, nel senso e nel rispetto del primo paragrafo della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, che afferma  “  il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia e dei loro diritti uguali ed inalienabili”; dell’articolo tre della stessa Dichiarazione sui diritti dei portatori di handicap che sancisce “ il portatore di handicap ha un diritto connaturato al rispetto della sua dignità umana. Il portatore di handicap, quali che siano l’origine,la natura e la gravità delle sue difficoltà e deficienze, ha gli stessi diritti fondamentali dei suoi concittadini di pari età, il che comporta come primo e principale diritto quello di fruire, nella maggiore misura possibile, di un’esistenza dignitosa altrettanto ricca e normale”; dell’articolo ventitre della Convenzione internazionale su diritti  del Fanciullo che afferma che  “  i fanciulli mentalmente o fisicamente handicappati devono condurre una vita piena e decente, in condizioni  che garantiscano la loro dignità, favoriscano la loro autonomia e agevolino una loro attiva partecipazione alla vita della comunità.”
Questa dignità va riaffermata come fondamentale della Persona ma con il rifiuto e la messa al bando di tutte quelle situazioni negative che non prevedono la tutela della Persona umana nelle sue condizioni materiali, nelle sue condizioni morali nonché nel processo di integrazione dell’individuo nella società propria ed altrui. Va riaffermata con la messa bando e la repressione, altresì, di tutte quelle situazioni di tensione di varia natura: politica, sociale, religiosa, ancora esistenti in singoli paesi o in determinate aree geografiche che attentano ai fondamentali diritti umani aggredendo la vita, l’integrità fisica e la libertà di Persone pacifiche ed inermi, in modo indiscriminato ed in diverse forme: stragi, esecuzioni sommarie, ferimenti, cattura e detenzione di ostaggi, dirottamenti di aerei civili. Va ricercata  ed attuata la protezione giuridica della persona sempre con la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio, con la lotta alla tortura,  con l’abolizione ed il divieto della schiavitù e della tratta, con la repressione del terrorismo, con il rifiuto di tutte le discriminazioni tra i popoli.
Il futuro dell’impegno internazionale sui diritti umani ci si presenta dunque davanti come una “grande sfida”, perché i diritti umani costituiscono ancora oggi il paradigma mediante il quale verificare d’ora in avanti la qualità dei sistemi sociali, politici, economici,  all’interno ed all’esterno degli Stati nazionali.
Si impone, pertanto, urgente riattualizzare il dibattito sul tema, al quale la “Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo”, documento di eccezionale valore intellettuale e morale, ha dato un apporto fondamentale.
Il processo che è’ stato messo in moto non può e non deve avere sosta. Si stanno facendo strada nuove generazioni di diritti umani. Dopo quelli ricordati, detti della prima e della seconda generazione, ci troviamo ormai di fronte a quella che viene indicata come la terza generazione dei diritti umani. Si tratta  dei cosidetti “ diritti di solidarietà”, che pongono accanto al diritto della Persona il diritto dei popoli. E’ questa una materia ancora giuridicamente controversa, ma non tanto da negare evoluzioni e progressive affermazioni che si sono ormai saldamente consolidate. Nessuno pone oggi in discussione il diritto dei popoli all’autodeterminazione, mentre tra le altre categorie: il diritto alla pace, il diritto all’ambiente, il diritto allo sviluppo, ricche di contenuto e di carica propulsiva,  si stanno gradualmente aprendo un varco  ed appaiono come le novità emergenti.
Diritti umani e pace sono inscindibili, come lo sono pace e sviluppo. Il diritto alla vita postula la pace. Se non c’è vita non c’è neppure il presupposto per la realizzazione di alcun altro diritto umano. Ma la pace non è ancora un diritto formalmente riconosciuto all’interno di una norma giuridica. E’, come dire, un diritto in cantiere la cui costruzione dipende dalla ricerca e dalla educazione alla pace.
Un  altro diritto va rilevato , quello della Umanità alla conservazione della specie. Diritto che mette in risalto la figura e la funzione della Donna, genitrice per antonomasia, che è sempre un valore. Basti in proposito pensare a quanto la scienza oggi è in grado di operare sullo stesso concepimento dell’uomo per darsi conto delle nuove problematiche, per taluni aspetti sconvolgenti, vedi la clonazione, che si impongono e rendono necessaria la ricerca di un nuovo equilibrio con il rispetto dei valori fondamentali della Persona umana.
La tutela dei diritti dell’uomo e dei popoli non può avere ulteriori ristretti e/o sfumati confini. La sfida che ne discende deve pertanto caricarsi di una assiologia umano centrica sulla base di un paradigma universale, interrogarsi sulle sue finalità, rivisitarsi nei suoi programmi, per la promozione della Persona e lo sviluppo di tutti i popoli, nel rispetto delle specifiche identità culturali  e deve essere sorretto da un intendimento morale per realizzare il vero bene del genere umano.
Bisogna allora  uscire dal deserto degli egoismi e della  schiavitù del male perché queste affermazioni possano effettivamente realizzarsi, perché si possa edificare la dignità umana,  a cominciare dai più poveri e dai più deboli, fornendo ad ogni abitante della terra quel minimo benessere che consenta di vivere in libertà, non mancando dell’indispensabile per sostenere la famiglia, educare i figli e sviluppare le proprie capacità umane. 

Eduardo Terrana
(Conferenziere internazionale sui diritti umani)